LA SPADA
«Eloì Eloì, lemà sabactani?" e tanti intorno a dire "Chiama Elia" e a sghignazzare "Vediamo se l'aiuta!" senza badare a lui che da lassù, dal legno a cui l'avevano inchiodato, seguitava a muovere la bocca. Eppure proprio allora finalmente, dopo tre ore e più di buio fitto, si era fatto chiaro e si poteva gustar di nuovo appieno lo spettacolo. Altro che Elia! Io dalla sera prima non l'avevo mollato un solo istante, gli stavo proprio addosso e sentii bene. Muoveva appena le labbra rinsecchite a borbottare piano, ad uno ad uno, i versi che seguivano del salmo, un salmo di quelli che certuni tra i più bigotti ancora si attendevano sarebbe stato un giorno, chissà quando, fatto suo dall'atteso, il re messia. "Perché mi hai abbandonato?" Non capisce - ghignai - che il suo teatrino ormai ha stancato perfino quello che chiama il padre suo. Eccolo lì: sul punto di concludere nel modo più consono a un profeta tra gli sberleffi e gli sputi la sua vita, questo esaltato ancora non la smette di immedesimarsi nell'atteso. L'assurdo è che, se insiste nella recita del servo sofferente che si immola per salvare chi invece lo vuol morto, vedrai finisce col salvarsi l'anima. Io mi accoravo e quello andava avanti: «Si fan beffe di me, scuotono il capo». Mi dissi: questo spunto non è male. Aspettai che arrivasse un po' più in là: «Tu mi hai affidato al seno di mia madre» e gli soffiai all'orecchio: «Pensa a te. Cerca conforto in lei, ché il padreterno - l'hai detto - anche se gridi non risponde. Adesso puoi vederla, guarda in basso: la mamma è lì, ti cerca con lo sguardo.» Distolse gli occhi da quel cielo grigio, chinò la testa e infine la guardò. Non sia mai che non citi la Scrittura, mi dissi e gli porsi bell'e pronto l'umanissimo sfogo di un profeta: «Madre mia, tu che nel partorirmi mi hai fatto segno di contraddizione, guarda a me infelice e maledetto!». Mi pareva un buon suggerimento, ma dalla bocca gli venne solo un «Donna». Confesso che di fronte a questo affronto non seppi contenermi: «Tu, suo figlio, proprio in quest'ora non la chiami madre? Sai che così tu le trapassi l'anima? Cos'hai, una spada al posto della lingua?» Lei si divincolò dal giovanetto cui si appoggiava e si protese al legno. «Figlio!» sussurrò senza più forze, ma riuscì lo stesso a farsi udire da quello snaturato, che rispose ad alta voce e protendendo il collo ad indicare chi le stava a fianco: «Tuo figlio è quello» e a ribadire il tutto, rivolto a lui: «Ecco lì tua madre». Il ragazzo si buttò in ginocchio, si coprì la faccia e scoppiò in pianto. L'altro lassù già s'era rigirato com'era prima, lo sguardo teso al cielo. Dopo suo padre, il suo supposto padre, ora starà a sua madre il maledirlo - mi dissi - e ben gli sta. Tutto è compiuto e senza gran fatica, ché lo stolto si è rovinato con le mani sue. Ora è il momento di passare a lei. Era ormai già quasi mezzo secolo che cercavo di aprirmi uno spiraglio nel chiuso del suo piccolo giardino ed ecco - mi pensai - proprio suo figlio, proprio lui è il primo a farne scempio e a me non resta che finire l'opera. Avevo per blandirla solo un attimo, giusto il tempo di un breve prender fiato, prima che le uscisse un così sia come quel giorno sciagurato a Nazareth. D'altronde non è scritto che mille anni possono stare dentro a un giorno solo? Dilatai quell'istante come allora di quel tanto - allora era una vergine, stavolta una madre addolorata - che avesse modo di starmi a sentire e di pensarci sopra senza fretta. Come scordare come mi era andata la prima volta, ma oggi - mi dicevo - lui mi ha porto una spada a doppio taglio.? Mi accomodai sopra la sua spalla femminea, ben tornita, piccolina, certo inadatta a portare grandi pesi - ma io, si sa, son quasi inavvertibile - e mi affrettai a soffiarle nell'orecchio. «Puoi credere che t'abbia rinnegata? Guardalo: non è in sé. Ti par possibile che lui si neghi in quest'ora al tuo conforto, a un tuo sorriso, sia pure tra le lacrime? Forse che a una madre si può chiedere - e da parte di un figlio come il tuo - che deponga il suo pianto il suo lamento, per offrire il ventre dilaniato proprio in quest'ora a un'altra figliolanza? E quale? Gli assassini del suo unico. A dargli retta no, non gli fai onore. Ascolta, non è in sé. Lasciati andare al tuo dolore e stringiti al tuo figlio.» Mi lasciò parlare senza un fremito, senza sviare gli occhi da quel legno e l'istante passò, lo scrollò via mentre tergeva il viso dalle lacrime. Senza un sospiro si voltò al ragazzo - fuori di sé anche lei, cos'altro dire? - lo sollevò e se lo strinse al petto. Pierluigi Varvesi
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